Ci sono infiniti gradi di vita, da quella che è prossima al sonno e alla morte, a quella che è sempre sveglia e immortale. Non dobbiamo confondere l'uomo con l'uomo. Non possiamo concepire una differenza maggiore di quella tra la vita di un uomo e quella di un altro. Sono costretto a credere che la massa degli uomini non sia mai così elevata al di sopra di se stessa da vedere il proprio destino come trascendentalmente bello e grandioso.
Tecnologia e innovazione sono il mio lavoro e un po’ anche una delle mie passioni, non posso quindi non essere incuriosito, attratto e anche affascinato dalla quantità di tecnologia che c’è dentro Apple Vision Pro.
Questo è quanto, per il resto preferisco continuare a osservare il mondo con il mio sguardo.
L’altro giorno, rimestando il risotto della domenica, ascoltavo The Musical Box. Mentre giravo e rigiravo pensavo che Peter Gabriel e compagni quando hanno pubblicato questo disco avevano tutti più o meno 21 anni, quando hanno pubblicato The Lamb Lies Down On Broadway di anni ne avevano 24.
È la domenica del post Sanremo e mentre mantecavo il risotto mi chiedevo: cosa è successo in questi 50 anni alla musica, cambiata così tanto e divenuta mi pare un po’ tutta uguale, omogeneizzata?
Cosa è successo ai ventenni che oggi fanno e ascoltano questa musica un po’ tutta uguale e che non sanno o non vogliono produrre e suonare cose tipo quelle che facevano i ventenni di The Musical Box? Cosa è successo alle nostre orecchie? Non sono forse più in grado di ascoltare e apprezzare quel tipo di musica? Sono solo disabituate? Siamo tutti vittime del marketing musicale e del modello Xfactor? Siamo cambiati, ci hanno cambiato o, bravi e mansueti, ci siamo fatti cambiare?
L’altro giorno, rimestando il risotto della domenica, ascoltavo The Musical Box. Mentre giravo e rigiravo pensavo che Peter Gabriel e compagni quando hanno pubblicato questo disco avevano tutti più o meno 21 anni, quando hanno pubblicato The Lamb Lies Down On Broadway di anni ne avevano 24.
È la domenica del post Sanremo e mentre mantecavo il risotto mi chiedevo: cosa è successo in questi 50 anni alla musica, cambiata così tanto e divenuta mi pare un po’ tutta uguale, omogeneizzata?
Cosa è successo ai ventenni che oggi fanno e ascoltano questa musica un po’ tutta uguale e che non sanno o non vogliono produrre e suonare cose tipo quelle che facevano i ventenni di The Musical Box? Cosa è successo alle nostre orecchie? Non sono forse più in grado di ascoltare e apprezzare quel tipo di musica? Sono solo disabituate? Siamo tutti vittime del marketing musicale e del modello Xfactor? Siamo cambiati, ci hanno cambiato o, bravi e mansueti, ci siamo fatti cambiare?
L’altro giorno, rimestando il risotto della domenica, ascoltavo The Musical Box. Mentre giravo e rigiravo pensavo che Peter Gabriel e compagni quando hanno pubblicato questo disco avevano tutti più o meno 21 anni, quando hanno pubblicato The Lamb Lies Down On Broadway di anni ne avevano 24.
È la domenica del post Sanremo e mentre mantecavo il risotto mi chiedevo: cosa è successo in questi 50 anni alla musica, cambiata così tanto e divenuta mi pare un po’ tutta uguale, omogeneizzata?
Cosa è successo ai ventenni che oggi fanno e ascoltano questa musica un po’ tutta uguale e che non sanno o non vogliono scrivere, produrre e suonare cose tipo quelle che facevano i ventenni di The Musical Box? Cosa è successo alle nostre orecchie? Non sono forse più in grado di ascoltare e apprezzare quel tipo di musica? Sono solo disabituate? Siamo tutti vittime del marketing musicale e del modello Xfactor? Siamo cambiati, ci hanno cambiato o, bravi e mansueti, ci siamo fatti cambiare?
Tecnologia e innovazione sono il mio lavoro e un po’ anche una delle mie passioni, non posso quindi non essere incuriosito, attratto e anche affascinato dalla quantità di tecnologia che c’è dentro Apple Vision Pro.
Questo è quanto, per il resto preferisco continuare a osservare il mondo con il mio sguardo.
Ho fatto i conti, se in una città come Milano percorro in macchina 9 chilometri da una parte all’altra della città impiego, nella migliore delle ipotesi, circa 22 minuti. È una media di 24,5 chilometri all’ora. Nelle ore di punta il tempo di percorrenza è superiore quindi la velocità media è più bassa.
Solo questa considerazione oggettiva e puramente matematica, dovrebbe far capire la perfetta inutilità di qualsiasi dibattito riguardo al limite recentemente introdotto dall’amministrazione di Bologna.
Ridurre la velocità delle auto in città è una buona idea, ridurre drasticamente il numero di auto circolanti in città è un’idea ancora migliore.
Ho fatto i conti, se in una città come Milano percorro in macchina 9 chilometri da una parte all’altra della città impiego, nella migliore delle ipotesi, circa 22 minuti. È una media di 24,5 chilometri all’ora. Nelle ore di punta il tempo di percorrenza è superiore quindi la velocità media è più bassa.
Solo questa considerazione oggettiva e puramente matematica, dovrebbe far capire la perfetta inutilità di qualsiasi dibattito riguardo al limite recentemente introdotto dall’amministrazione di Bologna.
Ridurre la velocità delle auto in città è una buona idea, ridurre drasticamente il numero di auto circolanti in città è un’idea ancora migliore.
Ho fatto i conti, se in una città come Milano percorro in macchina 9 chilometri da una parte all’altra della città impiego, nella migliore delle ipotesi, circa 22 minuti. È una media di 24,5 chilometri all’ora. Nelle ore di punta il tempo di percorrenza è superiore quindi la velocità media è più bassa.
Solo questa considerazione oggettiva e puramente matematica, dovrebbe far capire la perfetta inutilità di qualsiasi dibattito riguardo al limite recentemente introdotto dall’amministrazione di Bologna.
Ridurre la velocità delle auto in città è una buona idea, ridurre drasticamente il numero di auto circolanti in città è un’idea ancora migliore.
Ci sono le cose da fare, quelle cui non posso sottrarmi; esse occupano la maggior parte del mio tempo. Tra le cose da fare si annidano quei piccoli e preziosi intervalli di tempo che chiamo con affetto interstizi. Gli interstizi mi permettono, nascondendomi dalle cose da fare, di fare le cose che voglio fare io, proprio come ora mentre scrivo queste parole. Ma sono uno sciagurato disattento, a volte non riconosco un interstizio e non lo uso e così perdo per sempre questo piccolo preziosissimo momento. Un imperdonabile spreco. A pensarci è una cosa che ha a che fare con il tempo, il mio tempo, che scorre.
È l'unica cosa che sa fare il tempo, scorrere; io con lui.
Ci sono le cose da fare, quelle cui non posso sottrarmi; esse occupano la maggior parte del mio tempo. Tra le cose da fare si annidano quei piccoli e preziosi intervalli di tempo che chiamo con affetto interstizi. Gli interstizi mi permettono, nascondendomi dalle cose da fare, di fare le cose che voglio fare io, proprio come ora mentre scrivo queste parole. Ma sono uno sciagurato disattento, a volte non riconosco un interstizio e non lo uso e così perdo per sempre questo piccolo preziosissimo momento. Un imperdonabile spreco. A pensarci è una cosa che ha a che fare con il tempo, il mio tempo, che scorre.
È l'unica cosa che sa fare il tempo, scorrere; io con lui.
I finally decided my planner and notebook setup for 2024. I will use a Hobonichi Weeks, again. This time I decided to go for the Mega, it is slightly thicker than the standard one.
While it is just 3mm thicker than the standard Weeks the Mega offers 214 pages for free writing at the end of the book, the standard has 71 pages.
It is like having an additional 130 pages notebook in just 3mm.
Hobonichi Weeks Standard vs Mega
For daily journaling this year I have used a ruled A5 notebook, for 2024 I have decided to go with the Hobonichi Weeks memo pad. They're 40 pages, just 2mm thick and made of the same Tomoe River paper the Weeks is done with. I will carry everything into an undyed Leather Slim cover from Galen Leather.
Here's the cover with my beloved Delta Dolce Vita and, in the pen holder, a Lamy Safari special edition Cream with 1.1mm italic nib.
Galen Leather undyed leather Slim cover
It is a minimal approach, both the agenda and the notebook have the same size and I find more comfortable carrying around everything within a single cover. At some point for daily journaling I will probably come back to an A5 notebook, but will likely keep it at home for the morning pages and the end of the day reflections. The Weeks + memo pad setup will probably turn more into a every day carry for planning and work/personal common place book. Pens and inks will be a different chapter, I can't stick with a single pen and ink, I use to rotate them through the year.
I finally decided my planner and notebook setup for 2024. I will use a Hobonichi Weeks, again. This time I decided to go for the Mega, it is slightly thicker than the standard one.
While it is just 3mm thicker than the standard Weeks the Mega offers 214 pages for free writing at the end of the book, the standard has 71 pages.
It is like having an additional 130 pages notebook in just 3mm.
Hobonichi Weeks Standard vs Mega
For daily journaling this year I have used a ruled A5 notebook, for 2024 I have decided to go with the Hobonichi Weeks memo pad. They're 40 pages, just 2mm thick and made of the same Tomoe River paper the Weeks is done with. I will carry everything into an undyed Leather Slim cover from Galen Leather.
Here's the cover with my beloved Delta Dolce Vita and, in the pen holder, a Lamy Safari special edition Cream with 1.1mm italic nib.
Galen Leather undyed leather Slim cover
It is a minimal approach, both the agenda and the notebook have the same size and I find more comfortable carrying around everything within a single cover. At some point for daily journaling I will probably come back to an A5 notebook, but will likely keep it at home for the morning pages and the end of the day reflections. The Weeks + memo pad setup will probably turn more into a every day carry for planning and work/personal common place book. Pens and inks will be a different chapter, I can't stick with a single pen and ink, I use to rotate them through the year.