Questa è una riflessione ad alta voce su temi che mi stanno a cuore. È brontolona e un poco apocalittica, con l’età queste mie tendenze si sono purtroppo accentuate e credo che la cosa non potrà che peggiorare.
Uno dei testi da consultazione che tengo sul comodino è Le leggi fondamentali della stupidità umana di Carlo Maria Cipolla.
Cipolla descrive gli stupidi come un gruppo di gran lunga più potente delle maggiori organizzazioni economiche e non solo, definisce la persona stupida non in termini di ignoranza o mancanza di istruzione ma di comportamento, è stupido chi arreca danno agli altri senza ricavarne alcun vantaggio per sé.
Quello che Cipolla non poteva sapere (il pamphlet è del 1976) è che la forza di quel gruppo di persone sarebbe diventata nel giro di pochi decenni una risorsa economica deliberatamente coltivata.
Lette con gli occhi di oggi le leggi mi pare estendano la questione dal piano intellettuale a quello economico e anche politico.1 La stupidità non è un difetto individuale degno di commiserazione, è una forza sistemica da studiare e usare.
Per questo il mercato non si limita a tollerare la stupidità o ad approfittarne quando capita, la coltiva. Settori rilevanti dell’economia contemporanea non prosperano nonostante la scarsa riflessività dei consumatori ma grazie ad essa. Un consumatore che ragiona e confronta, che riflette e aspetta potrebbe addirittura decidere di non comprare! È un modo di operare perfettamente razionale e consapevole che, se praticato su larga scala, potrebbe minacciare interi modelli di business.
Mi pare così ci sia un interesse preciso a mantenere bassa la capacità di critica non con la coercizione, che sarebbe visibile e resistibile, ma con la saturazione e con la pressione sociale; il modello conflittuale e competitivo introdotto dai social network con like, cuori e quant’altro, ne è un’esecuzione pressoché perfetta.
L’attenzione umana è una risorsa finita che se obbligata a innumerevoli stimoli si esaurisce. Chi è cognitivamente esausto non sceglie ma reagisce, acquista per sollievo, scorre e clicca senza mai fermarsi.
L’economia dell’attenzione, catturare l’attenzione per venderla, nella sue definizione originale oggi appare neutra, blanda, sbiadita. La stupidity-based economy è il gradino successivo, non cattura soltanto l’attenzione, la degrada. Perché un’attenzione degradata costa meno da mantenere e oppone meno resistenza.
È una forma di estrazione di valore che opera non sulla competenza del consumatore ma sulla sua stanchezza, ansia e impulsività. L’opposto esatto di ciò che si intendeva con oikonomia, l’arte di vivere bene nel senso aristotelico, che valorizzava oggetti ed esperienze in base a quanto miglioravano la qualità della vita.
È una logica estrattiva analoga a quella che Cipolla attribuiva agli agenti stupidi nel suo modello, ovvero coloro che distruggono la propria fonte di reddito insieme alla vittima. Sul lungo periodo un’economia che si fonda sulla riduzione delle capacità cognitive dei propri consumatori erode le precondizioni della propria sopravvivenza. Ma il lungo periodo mi pare sia un concetto che ultimamente non goda di particolare popolarità.
Esagero? Forse, però mi domando se siamo ancora in grado di vedere questo meccanismo con sufficiente chiarezza da poterne anche solo parlare e, soprattutto, se siamo in grado di sensibilizzare i nostri figli a riguardo.
Footnotes
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Economia e politica mi paiono ormai così sovrapponibili che nella mia testa non faccio differenza quando ragiono dell’una o dell’altra. Per me sono la stessa cosa, soprattutto da quando la politica ha abdicato definitivamente al proprio ruolo sociale. ↩